Approfondimento

Un’analisi tecnica del ruolo dell’intercapedine d’aria radiale, della conduttività termica “apparente” e delle implicazioni progettuali per impianti ACR.
Nella prassi di cantiere il tema della coibentazione delle linee frigorifere e idroniche viene spesso ridotto a due parametri: spessore della guaina e λ dichiarata. È una semplificazione che non regge al confronto con la letteratura sperimentale degli ultimi quindici anni. Il dato che compare sulla scheda tecnica di un isolante in PE espanso o in elastomero è quasi sempre misurato in condizioni che non corrispondono a quelle dell’impianto reale, e la differenza non è un dettaglio: in alcune configurazioni la prestazione effettiva si discosta da quella dichiarata di oltre il 15%.
L’obiettivo di questo articolo è chiarire perché, a parità di materiale isolante e di spessore nominale, un sistema in cui la guaina è co-estrusa o comunque resa solidale al tubo di rame in fase di produzione offre prestazioni misurabilmente superiori rispetto a un isolante infilato in cantiere — e perché questa differenza pesa nei calcoli di carico termico e nei costi di esercizio.
Per un tubo cilindrico in regime stazionario, la resistenza termica per unità di lunghezza è la somma di tre contributi in serie:
R_tot = R_conv_int + R_cond_parete + R_cond_isol + R_conv_est
Nel caso di una linea frigorifera in rame coibentata, i termini di conduzione del rame e di convezione interna sono trascurabili rispetto alla resistenza dell’isolante. La formula di riferimento per la resistenza dell’isolante è quella classica della parete cilindrica:
R_cond_isol = ln(D2 / D1) / (2 · π · λ)
dove:
Tutto il calcolo regge su un’ipotesi spesso non dichiarata: che fra D1 (rame) e il diametro interno della guaina non ci sia nulla. Nella pratica c’è quasi sempre un gap d’aria radiale, e quel gap cambia la fisica del sistema.
Le guaine commerciali in PE espanso, FEF (foam elastomerico flessibile), PUR e simili vengono prodotte con diametro interno leggermente maggiorato rispetto al diametro nominale del tubo, per consentirne l’infilaggio o l’apertura longitudinale e la chiusura con adesivo. Questo è un requisito di installabilità, non un difetto di prodotto.
Il problema è che quel gioco genera un’intercapedine d’aria di spessore variabile, in cui si innescano due fenomeni che peggiorano la prestazione termica:
1. Convezione naturale nell’intercapedine. L’aria non è un buon isolante quando può muoversi: la conduttività dell’aria immobile è circa λ_aria = 0,026 W/(m·K), ma con convezione naturale in un anulo verticale o orizzontale la conduttività equivalente aumenta in modo non lineare con lo spessore del gap.
2. Effetto camino lungo l’asse del tubo. Su tratti rettilinei lunghi, il gap funziona da percorso preferenziale per il trasporto convettivo di calore lungo la direzione assiale, soprattutto nei tratti verticali e in presenza di gradienti termici significativi (linee gas calde di climatizzatori in pompa di calore, ad esempio).
Porzuczek, in uno studio sperimentale del 2024 condotto al Cracow University of Technology e pubblicato su Materials secondo la norma ISO 8497, sottolinea che la conduttività termica “apparente” (o effettiva) di un prodotto può essere misurata correttamente solo con apparati di test per isolamento di tubi: il metodo della piastra calda con guardia (GHP), con cui si producono molti dei valori di λ dichiarati su scheda, non riproduce la geometria cilindrica né la convezione naturale che si genera attorno a un isolante reale.
In termini progettuali significa che il valore di λ stampato sulla scatola della guaina può essere corretto come dato di laboratorio ma non come dato di sistema. È una distinzione che, fino agli anni 2000, veniva spesso trascurata anche nelle norme di prodotto.
Lo studio di Porzuczek (2024) ha testato dieci campioni di guaine commerciali per tubi (lana minerale, PUR, PEF, FEF, EPS) montate su un tubo nominale da 20 mm — geometria tipica delle linee frigorifere split — secondo ISO 8497, mantenendo l’intercapedine d’aria che si genera nell’installazione reale. I risultati principali:
| Materiale | λ a 10 °C dichiarata [W/(m·K)] | λ a 10 °C misurata [W/(m·K)] | Sforamento |
|---|---|---|---|
| Lana minerale (MW-1) | 0,033 | 0,033 | nei limiti |
| Lana minerale (MW-2) | 0,033 | 0,033 | nei limiti |
| Poliuretano (PUR-1) | 0,032 | 0,034 | +6% |
| Poliuretano (PUR-2) | 0,032 | 0,035 | +9%, fino a +10% a 100 °C |
| Polietilene espanso (PEF-1) | 0,038 | 0,036 a 10 °C, fino a +16,4% a 80 °C dopo cicli | fuori limite |
| Elastomero flessibile (FEF-1) | 0,037 | 0,039 | +5% |
| Elastomero flessibile (FEF-2) | 0,037 | 0,041 | +11% |
| EPS | 0,036 | 0,036 | nei limiti |
Fonte: Porzuczek 2024, Tab. 3.
Cinque campioni su dieci — tutti regolarmente in commercio e dichiarati conformi alle norme di prodotto — hanno mostrato una conduttività misurata in opera superiore alla dichiarata, in due casi oltre il limite del +10% previsto dalla ISO 13787.
Per il PEF in particolare, lo studio ha rilevato un fenomeno cumulativo: in cinque misure successive a 80 °C, λ è cresciuto progressivamente da +9,6% a +16,4% rispetto al valore dichiarato. Porzuczek ipotizza alterazioni della struttura cellulare al limite della temperatura ammissibile, ma il punto operativo è chiaro: in condizioni di esercizio gravose, la prestazione del PEF può degradarsi nel tempo.
Sul PUR, lo stesso studio individua una causa specifica: la convezione nell’intercapedine d’aria radiale aumenta la dispersione di calore, specialmente alle temperature più alte. A causa della rigidità del materiale, l’intercapedine d’aria radiale non può essere eliminata completamente per compressione. È il limite intrinseco di ogni isolante rigido infilato a posteriori.
A questi dati va aggiunto un risultato meno recente ma ancora citato in letteratura: ASTM ha pubblicato sotto la norma C335 una raccolta di prove (oltre 150 test in due anni) che ha rilevato, su un tratto di tubo da 305 mm con un’intercapedine longitudinale di soli 6,4 mm su un giunto di testa, un deterioramento della prestazione termica del 15%.
Il dimensionamento dell’isolante non è solo un problema di conformità normativa: incide direttamente sui costi di esercizio dell’impianto e sul payback dell’investimento iniziale.
Yıldız ed Ersöz, in due lavori del 2015 e 2016 pubblicati su Energy e Renewable and Sustainable Energy Reviews, hanno calcolato lo spessore economico ottimo per le linee gas e liquido di sistemi VRF a R-410A. I loro risultati indicano che, a parità di refrigerante, lo spessore ottimo varia tra 9 e 12 mm per la linea gas e tra 6 e 9 mm per la linea liquido, con tempi di ritorno dell’investimento inferiori all’anno per le situazioni più sfavorevoli.
Lo studio di Daşdemir, Ertürk, Keçebaş e Demircan (2017), pubblicato su Energy, ha esteso l’analisi includendo l’effetto dell’intercapedine d’aria. La conclusione è che, su tubi di piccolo diametro come quelli tipici delle linee frigorifere split (Ø < 1″), il gap d’aria pesa più dello spessore stesso dell’isolante sul bilancio energetico, mentre su tubi di grande diametro è lo spessore a dominare.
Abujab e Abusafa, in un caso studio su un sistema VRF pubblicato su Energy Reports nel 2022, hanno quantificato la riduzione delle perdite energetiche con isolamento allo spessore ottimale fra il 78,5% e l’81,6% rispetto a un sistema non isolato. Il dato di per sé è atteso, ma è importante notare che quei calcoli partono dall’ipotesi di isolante perfettamente aderente: ogni cm² di intercapedine d’aria sottrae punti percentuali a quella riduzione.
Un sistema in cui la guaina viene applicata in fase di produzione — per estrusione diretta sul rame, oppure tramite processi termici che fanno aderire una guaina pre-formata in PE espanso a cellule chiuse al diametro esterno del tubo — risolve il problema alla radice. La differenza non è cosmetica:
La norma di riferimento per il PE espanso a cellule chiuse applicato a tubi ACR è la EN ISO 15758, mentre il rame deve essere conforme a EN 12735-1 per le applicazioni di climatizzazione e refrigerazione (R32, R410A, R407C). La classificazione al fuoco minima richiesta per posa interna è BL-s1-d0 secondo EN 13501-1.
Sulla base di quanto sopra, alcune indicazioni operative per chi progetta o installa impianti ACR:
In fase di capitolato:
In fase di posa:
In fase di verifica:
La differenza fra un sistema preisolato con guaina solidale al tubo e un sistema con isolante infilato in cantiere non è una questione di marketing. È un dato termofisico misurabile, documentato da letteratura indipendente e quantificabile in punti percentuali di efficienza dell’impianto.
Nei calcoli di progetto si tende a usare la λ dichiarata come dato di ingresso — è prassi consolidata e in molti casi è l’unico dato disponibile. Lo studio di Porzuczek 2024, insieme alla letteratura precedente sull’effetto dell’intercapedine d’aria, mostra che questo approccio sottostima sistematicamente le dispersioni reali, in alcuni casi del 10–16%. Su un impianto VRF di taglia medio-grande, su un orizzonte di vita utile di 10–15 anni, quei punti percentuali si traducono in costi di esercizio non trascurabili e in un dimensionamento del generatore che può rivelarsi insufficiente nelle condizioni di picco.
Per chi progetta e installa impianti ACR, il messaggio operativo è semplice: trattare l’aderenza della guaina come un parametro tecnico, non come un dettaglio di prodotto. La differenza fra una scheda tecnica corretta in laboratorio e un impianto efficiente in opera passa da lì.